Glass Onion: Rian Johnson e la trappola della Cipolla di Vetro tra Beatles, Bowie e Plauto

Glass Onion: Rian Johnson e la trappola della Cipolla di Vetro tra Beatles, Bowie e Plauto

Il cinema di Rian Johnson non è mai solo quello che appare. Con Glass Onion: A Knives Out Mystery, il regista non si limita a confezionare un giallo corale di altissimo livello, ma mette in atto una vera e propria operazione di "depistaggio colto". Proprio come la Glass Onion dei Beatles, il film è costruito per strati: veli trasparenti che, sovrapponendosi, finiscono per confondere lo spettatore più attento, spingendolo a cercare significati profondi dove, forse, c'è solo una voluta, geniale vacuità.

In questa analisi, entriamo nel cuore della "cipolla" per scoprire come Johnson abbia seminato il film di indizi musicali, letterari e cinematografici che spaziano dalla Liverpool degli anni '60 alla Roma di Plauto.

La trappola di John Lennon

Il titolo stesso è una dichiarazione d'intenti. La canzone Glass Onion, contenuta nel White Album, fu scritta da John Lennon con l'unico scopo di schernire i fan che cercavano ossessivamente messaggi subliminali nei testi dei Beatles. Johnson fa lo stesso: riempie la pellicola di citazioni (da Blackbird a The Fool on the Hill) per dirci che, nonostante l'affastellarsi di strati, il centro è ben visibile e trasparente. Il mistero non è complesso; è semplicemente sotto gli occhi di tutti.

Miles Bron: il Miles Gloriosus dei nostri tempi

Uno dei parallelismi più affascinanti riguarda il personaggio di Miles Bron, interpretato da Edward Norton. Se il nome richiama immediatamente la parola latina Miles, il suo carattere è la perfetta incarnazione del Miles Gloriosus di Plauto. Bron non è il genio che vuol far credere di essere, ma un "vanaglorioso buffone", un bullo intellettuale che crolla miseramente nel finale, proprio come il soldato fanfarone della commedia classica.

Il richiamo alla classicità non si ferma qui: l'intreccio si poggia sull'archetipo dei gemelli (i Menaechmi) e sui nomi evocativi delle sorelle Brand, Cassandra ed Helen, figure che portano con sé il peso del mito greco tra visioni non credute e distruzioni inevitabili.

L'ombra del Duca Bianco: David Bowie

Se i Beatles forniscono la struttura filosofica, David Bowie anima l'estetica e i flashback del film. Attraverso brani come Star e Starman, Johnson racconta il passato dei protagonisti, ma è nei riferimenti più sottili a Ashes to Ashes e Breaking Glass che l'analisi si fa sorprendente. La morte del personaggio di Duke (il "Duca") e la distruzione finale dei vetri sembrano ricalcare visivamente e testualmente la poetica bowiana del cambiamento e della fine delle illusioni.

Dettagli per "saputelli": il Dong e Fibonacci

L'opera è costellata di chicche per cinefili e appassionati:

  • Il cameo sonoro: Il celebre e fastidioso "dong" che scandisce le ore sull'isola è la voce dell'attore Joseph Gordon-Levitt.

  • La musica di Bach: La spiegazione della "fuga" musicale fornita dal violoncellista Yo-Yo Ma è, in realtà, la chiave di lettura dell'intera struttura narrativa del film.

  • La successione di Fibonacci: Citata dalla madre di Duke, la sequenza matematica appare graficamente proprio nel momento della risoluzione del giallo.

Conclusione: un gioco di specchi

Glass Onion è un film sulla trasparenza che riesce a essere opaco, un puzzle che si risolve guardandoci attraverso. Che sia un gesto generoso per attivare la nostra immaginazione o un impeccabile motore di marketing, l'opera di Johnson rimane uno dei prodotti pop più densi e stratificati degli ultimi anni.

Author

Marco

Mi chiamo Marco, vivo nella Tuscia viterbese, dove sono nato e cresciuto. Una terra intrisa di storia fino agli strati più profondi. Tra i miei interessi principali ci sono le tecnologie digitali, il cinema proiettato su schermo, i Beatles, l'astronomia e la Divina Commedia.