Graham Hancock in Perù: le piramidi di Caral riscrivono davvero la Storia?

Graham Hancock in Perù: le piramidi di Caral riscrivono davvero la Storia?

Graham Hancock è tornato a far discutere. Mentre il dibattito sulla sua serie Netflix Ancient Apocalypse resta acceso, lo scrittore britannico ha condiviso nuovi aggiornamenti dalla sua writing room, portando l'attenzione sulle coste del Perù. La tesi, come sempre, è di quelle che scuotono le fondamenta della cronologia tradizionale: in Sudamerica esistono piramidi più antiche di quelle dell’antico Egitto.

Le date che sfidano il passato

Durante il suo recente soggiorno in territorio peruviano, Hancock ha visitato i siti di Caral, Banduria e Aspero. Attraverso riprese aeree spettacolari effettuate dalla moglie Santha, l'autore ci mostra strutture monumentali le cui datazioni sembrano parlare chiaro.

Secondo i dati citati da Hancock [01:07], le prime costruzioni in questi siti risalirebbero a un periodo compreso tra 5.700 e 4.600 anni fa. Se confermate, queste date renderebbero le piramidi a gradoni sudamericane:

  • Più antiche della Piramide di Djoser in Egitto.

  • Contemporanee (se non precedenti) alla nascita delle prime città sumere in Mesopotamia.

  • Coerenti con lo sviluppo delle civiltà della Valle dell'Indo.

Il punto di vista di "Nel Mezzo": tra fatti e speculazione

In un’ottica di analisi imparziale, è necessario distinguere tra i dati archeologici e l'interpretazione che ne viene data.

La parte affascinante è che, sui dati numerici, Hancock poggia su basi solide [02:12]. La civiltà di Caral (o Norte Chico) è effettivamente la più antica conosciuta nelle Americhe. Il lavoro dell'archeologa peruviana Ruth Shady Solís, citata dallo stesso Hancock, ha stabilito da tempo che mentre in Egitto si stavano ancora unificando i regni, in Perù si gestiva già un'economia complessa basata su agricoltura e pesca, con l'edificazione di strutture piramidali.

Il punto di rottura con l'archeologia mainstream non riguarda dunque l'antichità dei siti, ma la loro origine:

  1. Archeologia Ufficiale: Caral è la prova straordinaria della genialità umana capace di sviluppare soluzioni simili (le piramidi) in luoghi diversi e senza contatti, per rispondere a esigenze sociali e religiose comuni.

  2. Tesi di Hancock: La contemporaneità di tecnologie simili in Perù, Egitto e Mesopotamia suggerisce una "diffusione" di conoscenze da una civiltà madre remota scomparsa alla fine dell'era glaciale [03:44].

Verso il nuovo libro

Queste riflessioni non sono fini a se stesse, ma rappresentano un'anticipazione del nuovo libro a cui Hancock sta lavorando. Lo scrittore sembra intenzionato a inserire Caral in un mosaico globale che comprende siti in Iraq, India e Cina, cercando di dimostrare l'esistenza di quelli che lui definisce i "Magicians of the Gods".

Resta però aperto un dilemma, quello che potremmo definire il paradosso di Hancock: nel tentativo di dare valore a culture antichissime come quella peruviana, si rischia di togliere loro la paternità delle opere realizzate, attribuendole a un'influenza esterna superiore ancora tutta da dimostrare [04:17].

Caral rappresenta la prova di una connessione globale preistorica o è la testimonianza della straordinaria capacità di evoluzione autonoma dei popoli andini? Il dibattito resta aperto, in attesa di scoprire quali ulteriori prove Hancock porterà a sostegno della sua teoria nel prossimo volume.

Author

Marco

Mi chiamo Marco, vivo nella Tuscia viterbese, dove sono nato e cresciuto. Una terra intrisa di storia fino agli strati più profondi. Tra i miei interessi principali ci sono le tecnologie digitali, il cinema proiettato su schermo, i Beatles, l'astronomia e la Divina Commedia.